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CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA
- INIZIATIVE BENEFICHE - IL MONUMENTO VERDI: L'ARENA DEL SOLE A ROCCABIANCA
UN LOGO PER VERDI

Un pomeriggio monumentale

Spettacolo ‘ indagine per Giuseppe Verdi’ promosso dalle Verdissime.com in occasione della Festa della Donna. Teatro Arena del Sole, Roccabianca (PR)
Vorremmo edificare un monumento: qualcosa di solenne come quelli colossali che invadono le nostre piazze, un trionfo di marmo e bronzo a ricordarci gli eroi di quel tempo che pare ormai remoto chiamato Risorgimento.
Vorremmo dare forma a un monumento ancora più grande, ma immateriale.
Un monumento fatto di musica, un monumento per Giuseppe Verdi, padre della patria.
Un monumento a un monumento che non c'è più. "Il Cementissimo" è complesso dedicato al Maestro di Busseto che sorgeva nel piazzale antistante alla stazione di Parma: le bombe della guerra lo danneggiarono, un'indefinibile smania dei suoi concittadini l'ha raso al suolo. Solo nove statue sono sopravvissute e sono tornate a quella terra di provincia da cui proviene lo stesso inventore dei personaggi che vi sono rappresentati e che diede loro voce: Giuseppe Verdi.
Vorremmo tornare all'origine di quel monumento per cantare l'eroe che vi è rappresentato.
Nove statue, nove capitoli di una narrazione che è parola, immagine, canto. Ricostruire le forme e il senso del progetto che era alla base di quel monumento: il palcoscenico dell'Arena del Sole diventa così un grande modello, un colossale plastico incorporeo che mostra progetti, bozzetti, schizzi preparatori, foto, interviste e un video per mostrarci da mille angolature quello che fu.
Restituire voce a quelle statue tramite brani dalle opere dei personaggi, quali l'ouverture dell'Oberto per pianoforte e violoncello e il 'solo per violoncello' dei Masnadieri, che rappresentano, titoli spesso poco noti ma non per questo meno affascinanti: il Coro (interprete di Macbeth Patria oppressa e dell'Inno di guerra Suona la tromba), il Pianoforte e il Violoncello, la voce dell'Attrice e il canto del Baritono e di un Soprano che si lanciano nelle impervie strade della vocalità di Don Carlo, Aida e Battaglia di Legnano…
Dare voce ai testimoni, agli eredi, agli esperti e studiosi del calibro di Marzio Dall'Acqua, Roberto Campari, Gian Paolo Minardi, Angelo Balocchi, Doloris Gloria Bianchino, Remo Tanzi e altri che hanno dedicato un po' del loro tempo alla conservazione dei documenti, delle storie, reali e leggendarie, che contraddistinguono questi fatti epocali… Lo spettacolo-inchiesta è suddiviso in otto episodi dove la parola 'monumento' diventa la parola chiave di questi momenti: risorgimentale, funebre, di guerra, ai caduti, al dopoguerra, provinciale ed in fine vivo. Tra musica, prosa ed interviste sarà condotto da un Presentatore ed il video permetterà in un unico omaggio di ricomporre, anche solo per un attimo, il senso grandioso di questo nostro passato che continua a urlarci la sua "disperata vitalità", per dirla con Pier Paolo Pasolini.
Luciana Dallari,
Presidente
Associazione Verdissime.com
Parma, 4 febbraio 2011

 

comera
L'Ara del Monumento dedicato a Giuseppe Verdi. Ideato da Lamberto Cusani e inaugurato nel 1920, era formato da un classico arco trionfale posto nel punto di incontro di due porticati semicircolari, nei quali si trovavano sculture raffiguranti personaggi delle opere verdiane, realizzate da Ettore Ximenes.

statue

 

IL MONUMENTO

Scendendo alla stazione di Parma, la prima volta dopo la liberazione, il mio cuore che aveva palpitato d’angoscia lungo tutto il tragitto fu subito aggredito dallo spettacolo di distruzione che offrivano lì per lì il monumento a Bottego o le piccole povere case sulla dritta di via Garibaldi. Il monumento a Verdi era gravemente colpito ma non in modo irreparabile.
Indugiai per lungo tempo a contargli le ferite più profonde, ma lo sentii vivo e robusto nobilitato dalla prova.
Ora, io mi dissi, i Parmigiani che non l’hanno mai amato incominceranno a considerarlo di famiglia, un caro veterano che si è guadagnato una reputazione.
Le rovine si estendevano ad una larga e profonda falda nella città; le bombe avevano distrutto monumenti ben più degni e solenni…Ma il dolore, come l’amore, non fa distinzioni tra nuovo e antico, tra bello e meno bello, ed io da allora aspettai quel giorno di festa in cui avrei potuto vedere con altre grandi cose ringiovanire dal ripristino il monumento a Verdi senza archi mozzi e statue mutilate.
Invece il piccone lo tolse di mezzo, lo sradicò da quell’ampio piazzale della stazione dove metteva un certo suo tono scenografico, un che di fazioso e se si vuole di declamatorio; un gusto di benvenuto che era tutto decoro per la città.
Ritenni l’abbattimento un arbitrio, un’offesa; non a Verdi, non hai parmigiani, ma al carattere stesso della città; perché ora che il monumento non c’era più, ci si accorgeva che era inavvertitamente diventato muro delle nostre mura, parte di Parma viva e necessaria. I Parmigiani, convien riconoscerlo non reagirono alla demolizione. L’accettarono con indifferenza, per quel senso di nausea che provocano, subito dopo la guerra, le rovine.
Nessuno –e se qualcuno vi fu- lo fece senza entusiasmi, vi si oppose richiamando ragioni sentimentali o urbanistiche, o addirittura di diritto. Tentai io di far sentire almeno la mia inutile disapprovazione con un articolo pieno di sdegno ma quell’articolo fatto e rifatto non trovò nessun giornale che lo ospitasse e non vide mai la luce di Dio.

Giuseppe Verdi e i Parmigiani: nota informativa sulla storia del “monumento Verdi” di Renzo Pezzani

Gazzetta di Parma, 9 gennaio 1951


Così nacque l’ara verdiana
L’idea del monumento al Maestro prese forma in una notte
La figlia dell’architetto Cusani rievoca l’incontro tra suo padre e lo scultore Ximenes

L’idea del committente e dunque della città di Parma era quella di un colonnato che in qualche modo potesse fare da sfondo. Dai primi schizzi risultò un esedra semi circolare con un nucleo centrale che doveva mettere in evidenza il genio di Verdi. Ho sempre sentito raccontare in famiglia che mio padre quella notte non dormì ed alla  mattina diversi bozzetti a penna erano già pronti. Sarebbero poi stati elaborati con Ximenes di cui mio padre era amico nonostante la differenza d’età, quasi vent’anni” …”si decise allora che il materiale da impiegare nella costruzione dell’esedra fosse il cemento così da realizzare una costruzione impegnativa ed ardita, come diceva mio padre con un materiale nuovo e meno costoso già utilizzato in città solo per qualche costruzione ornamentale”….ricorda Paola Cusani
Il monumento con il suo ampio colonnato, le statue e l’ara verdiana era completamente finito nel 1914 ma fu inaugurato nel 20. Non posso fare a meno di ricordare quel grande cantiere con tanti operai, dove tutto era trasportato a braccia e gli scavi per le fondamenta erano fatti con picconi e badili” ..conclude la Cusani

Gazzetta di Parma, 15 ottobre 2001

16 gennaio 1946

Dialogo sul monumento a Verdi
Nell’Olimpo di Luciano
Giove  Piglia la scure Mercurio e apri un pertugio nella volta celeste. Voglio vedere quello che si fa in terra.
Mercurio Te ne sconsiglio papà anche perché tutte le volte che ti salta il ghiribizzo di farlo, ti viene poi una luna tale che per tre giorni non si sa più da che parte pigliarti
Giove Spaccati dico
Mercurio Ecco fatto
Giove che città è quella attraversata da un torrente in secca?
Mercurio Parma
Giove povera città: come te la conciata la guerra! Soprattutto verso quel monumento a esedra. A chi è dedicato?
Mercurio a Giuseppe Verdi, come si legge nell’iscrizione dell’arco
Giove sai, la mia vista è un poco debole
Mercurio sono i trascorsi della giovinezza
Giove faccio finta di non sentire
Mercurio è un vero miracolo che quel monumento sia rimasto in piedi tra tante rovine. Ma resisterà poco.
Giove come lo sai? E dove lo hai saputo?
Mercurio giorni fa mi trovavo laggiù per dare aiuto ad alcuni borsaneristi che dovevano passare attraverso un posto di blocco con tre automezzi e relative rimorchi tutti carichi di formaggio di grana
Giove la cosa mi interessa e sono riuscito a passare?
Mercurio li ho avvolti da una fitta nube
Giove hai fatto bene a trarli d’impaccio, poveracci. Si vede che hai un cuor d’oro.
Mercurio tutti lo dicono
Giove ma perché dovrebbe scomparire quel monumento? Non mi pare brutto e, così visto dall’alto, fa la sua figura. E poi ha d’intorno un vasto piazzale che potrebbe trasformarsi in un magnifico parco
Mercurio perché lo buttino giù nessuno sa bene. I giornali non ne hanno fatto parola. Si parlano solo di una grande via, che dovrebbe attraversare la città dalla stazione che va di là fino a quelle rovine, che si scorgono al centro
Giove allora per dar posto alla strada dovrebbero atterrare delle altre case ancora?
Mercurio certamente
Giove ma dove troveranno alloggio quei disgraziati?
Mercurio non lo so confidano in te papà
Giove in me? Ed io che c’entro? Se fanno delle pazzie s’arrangino. Ma quell’edificio moderno dentro il monumento che cos’è? E perché invece di sprecar denaro per buttar giù un monumento, i Parmigiani non lo impiegano per aggiustare ad esempio proprio quell’edificio che deve essere una serra
Mercurio risponde una scuola papà
Giove meglio ancora
Mercurio le scuole oggi non contano più niente
Giove vorrei sapere mercurio quello che i Parmigiani pensano della demolizione di quel monumento. Spicca un volo e informatene. In tanto ho passato il mio tempo ad osservare quelle giovinette laggiù che passano sì leggere, che pare il vento le porti. Che belle figliole per Diana!
Mercurio mi raccomando papà
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Mercurio papà, papà
Giove che c’è che c’è
Mercurio eccomi di ritorno
Giove mi ero appisolato un pochino
Mercurio nel guardare le belle figliole? Brutto segno!
Giove lascia correre. Ti sei informato? Racconta
Mercurio sono arrivato proprio nel punto in cui alcuni operai, legata una corda al collo della grande statua, che stava dritta sull’arco la facevano tentennare e ridevano. Passa un signore e grida “incoscienti!”
Giove aveva torto marcio
Mercurio chi?
Giove quel tale perché gli operai sono pagati apposta per ridurre il monumento in pezzi
Mercurio o sentito due del popolo che commentavano –quanto sarà costato quel monumento a farlo?- parecchi milioni di lire buone – e per buttarlo giù?- forse un milioncino di lire meno buone- bravi: parla pantalone? Ed un altro passante borbottava –era brutto era di cemento se ne detto corna ma adesso nel vederlo morire io lo visto nascere con tanta fatica e denaro speso mi piange il cuore. Mi ci ero affezionato. E su per giù tutti scuotendo la testa dicevano la stessa cosa
Giove allora a Parmigiani rincresce
Mercurio pare di sì
Giove ma i talentoni, quelli che s’intendono di arte o almeno credono di intendersene, che dicono?
Mercurio molti manifestano il rincrescimento che scompaia il monumento eretto alla memoria del loro più grande concittadino.
Giove già è vero, Verdi era un brano suonatore di cetra
Mercurio non papà, ti sbagli era un compositore di opere liriche.
Giove a maggior ragione. Ma del valore artistico del monumento i talentoni che dicono?
Mercurio non si pronunciano chiaramente alcuni bisbigliano che era un monumento fatto per far ridere, anzi lo chiamavano il “Monumentissimo”, altri invece sostengono che pur non essendo un’opera di grande pregio non mancava di una certa scenografica imponenza e che, prima di ridurlo in tocchi ci si doveva pensare su due volte. Però su un punto solo ricchi e povere intelligenti o meno istruiti o ignoranti, sono tutti d’accordo.
Giove o finalmente sento una cosa che mi piace e che dicono?
Mercurio che l’autorità comunale prima di demolire il monumento avrebbe dovuto chiedere ai Parmigiani per mezzo della stampa: lo volete in piedi o in cocci? E se i Parmigiani avessero risposto in cocci allora si desse pure in mano ai picconi!
Giove per Diana! Questo si chiama parlar chiaro e con criterio e si stupisce che non si sia fatto così. Soprattutto in tempi di democrazia. E allora? Che valeva?
Mercurio papà non ti riscaldare. Siamo d’inverno e con quel freddo cane che vien su dalla terra potresti pigliarti un raffreddore. Io me ne vado e per certi miei affari starò lontano dall’olimpo tre quattro giorni. Sarà inutile cercarmi. Ciao, papà

 

Gazzetta di Parma  2 febbraio 1946

Un lettera dei tecnici del Comune
Il piano regolatore e il monumento a Verdi

Gli ingegneri consulenti del Comune di Parma non usano proprio il tono più felice, cominciando così la loro lettera “Dopo la precisazione del signor sindaco sulla cosiddetta demolizione al monumento a Verdi si aveva ragione di ritenere che l’argomento, che non era un argomento, potesse ritenersi chiuso”. Noi riteniamo invece che se ne possa parlare ancora. Non essendo ancora intervenuti nella polemica diremo il parer nostro in proposito.
Valesse pur poco, il monumento a Verdi era qualche cosa per la nostra città. In più era stato pagato in parte dallo Stato. Era dunque opportuno che una relazione di tecnici precisa e circostanziata, fosse resa nota al pubblico, per mezzo della stampa; e che il signor sindaco avesse sentito almeno il parere del Collegio degli ingegneri e degli architetti e presentata la proposta alla giunta, prima di mandare le squadre demolitrici. Bastava pensarci quindici giorni prima dell’inizio dei lavori. Ci pare inutile anticipare le discussioni sul piano regolatore.

 

prem
13 marzo 2011, Arena del Sole, Roccabianca - Festa della Donna
"Un pomeriggio monumentale" spettacolo-indagine in otto episodi, tra musica, canto,
prosa, testimonianze e immagini
150esimo dell'Unità d'Italia (1861-2011)

 

Sono certo che mio padre abbia fatto una cosa molto importante, -ci racconta Antonio Tomasinelli il figlio del Enzo proprietario dell'Arena che ha salvato nove statue del Monumento a Verdi di Parma, portandole a Roccabianca-. Mi è dispiaciuto, in passato, sentire illazioni sulla liceità dell'atto da lui compiuto, perché io so che si è attenuto alle regole. La scelta delle statue fu dettata dallo stato in cui si trovavano le opere: recuperò le meno danneggiate.
Mia madre gestì per vent'anni l'Arena del Sole. Per molto tempo è stato il locale che andava per la maggiore. Ricordo che tutti arrivavano in bicicletta, per poter andare al cinema, ed io, una volta di più, ero orgoglioso di quel che aveva fatto mio padre. Poi è arrivata la crisi lenta e inesorabile e l'Arena del Sole ha chiuso i battenti. Il richiamo verso la città, era forte.
Pochi anni fa un sostanziale cambiamento il Comune ha pensato di rendere pubblico questo locale. Io ho accolto con gioia questa idea perché ho considerato le ragioni che avevano spinto mio padre a portare fino a Roccabianca quelle statue: lui voleva che tutti potessero continuare a guardarle, ad ammirarle.
Oggi, come allora, anch'io ho questo desiderio forte: che questo patrimonio sia accessibile e visibile a tutti.

Antonio Tomasinelli

distr
Per gentile concessione di Alberto e Carlotta Guareschi

restauro
L'Arena del Sole, Roccabianca (prima dei restauri)

 

monum
Parma, Piazza Pilotta, monumento a Giuseppe Verdi
(Unica parte rimasta del complesso monumentale)

 

prog

Un progetto di riqualificazione per via Verdi. Arch.to Remo Tanzi ex Assessore all'Urbanistica
del Comune di Parma