aspettando il 2015
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CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA
- INIZIATIVE BENEFICHE - IL MONUMENTO VERDI: L'ARENA DEL SOLE A ROCCABIANCA
UN LOGO PER VERDI

 

VERDI ERA DI GORIZIA……
la pièce drammatica al Palazzo delle Poste di Piacenza,
ideazione delle Verdissime.com

Dopo i restauri e la recente riapertura a pubblico il Palazzo delle Poste di Piacenza di via S.Antonino diventa “teatro” del primo evento delle Verdissime.com. Infatti martedì 9 dicembre 2008 alle ore 18.30 nella Sala dei Depositanti, si terrà la “Pièce drammatica - Verdi era di Gorizia” con il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, lo scrittore Paolo Colagrande ed il pianista Fabrizio Cassi.

La manifestazione proposta dalla neonata Associazione Verdissime.com, in collaborazione con la Provincia di Piacenza e la Direzione delle Poste di Piacenza, vuole essere un modo per presentarsi alla città e nello stesso tempo raccogliere fondi da devolvere a favore dell’Ospedale Giuseppe Verdi di Villanova.
Un’iniziativa dai contenuti che rivisita in maniera ironica legati ai diversi campanilismi che caratterizzano le nostre città partendo proprio da Giuseppe Verdi.

Così si esprime in proposito lo scrittore piacentino Paolo Colagrande
Se certi personaggi famosi non fossero mai nati forse ci mancherebbero. Ma il loro problema è di essere nati in un posto anziché in un altro. I registri anagrafici e quelli delle parrocchie diventano  come il fatal scritto che Abigaille ruba al padre Nabucco perché non sia svelata la sua origine servile. Ma in fondo i registri cosa contano? Tutti formalismi senza sostanza. Di dov’era Verdi? Non lo so, forse di Itaca. Meglio di Gorizia, però.
Attraverso una rigorosa analisi di fonti trasversali, oblique, sbieche e titubanti, Annamaria Chiuri, Fabrizio Cassi e Paolo Colagrande presentano Giuseppe Verdi, più verosimile di quello dell’iconografia ufficiale, e più umanamente difettoso, disomologato, zoppicante. Cosa salta fuori non si sa, ma Parma e Piacenza forse non c’entrano. Gorizia invece… 

Il programma prevede –tra una sorpresa e l’altra- arie cantate da Anna Maria Chiuri oh don fatale “Aria di Eboli” Don Carlo di G. Verdi, “Aria di Giovanna”  La pulzella d’Orleans di P.I.Tchaikovskij, Mon Coeur dal Sanson e Dalila di C. Saint Saens, Oh dischiuso è il firmamento “Aria di Fenena” e Va’ pensiero dal Nabucco di G. Verdi che si alterneranno con la lettura di testi dello stesso Paolo Colagrande e da brani di lettere da “Giuseppe Verdi” e da un brano tratto da “Disastri” di Daniil Charms.

L’ingresso è libero e le Verdissime.com invitano tutta la cittadinanza a partecipare.

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IL PALAZZO DELLE POSTE
(da un articolo di Dario Ganci)


Nella frenesia della vita di tutti i giorni, spesso, può capitare di non degnare alcuna attenzione, verso ciò che in realtà ne meriterebbe. E' il caso del Palazzo delle Poste, opera neorinascimentale ubicata in via Sant'Antonino, vero è proprio fiore all'occhiello per la nostra città.
Immenso è il valore storico-artistico che a partire dalla facciata, il cui rivestimento principale è in Botticino a punte di diamanti alternate, si estende all'interno fino a sfociare nella maestosità dei suoi affreschi, come l'allegoria del Risparmio di Pacifico Sidoli, situata sul soffitto del salone dei depositanti. Quando entrate nel Palazzo delle Poste e state aspettando il vostro turno per l'effettuazione di una qualsivoglia operazione, provate a fermarvi anche solo per un attimo, volgete il vostro capo verso l'alto e non potrete che restare meravigliati dal scorgere, nella parte alta dell'affresco sopra citato, le torri del duomo di Sant'Antonino, la cupola di Sant'Agostino e il massiccio della Cittadella, il tutto «avvolto da una bruma misteriosa», come sosteneva don Angelo Maria Zecca, che aveva seguito e splendidamente commentato il lavoro del pittore Pacifico Sidoli.
Sempre nel salone dei depositanti, decorazioni di altissimo pregio, vedono raffigurati Sant'Antonino, il vescovo Scalabrini e la lupa capitolina.
Decora la facciata del Palazzo un altro affresco del noto pittore Pacifico Sidoli, ottimamente riuscito, raffigurante la Madonna col Bambino. Scolpiti, sempre nella facciata, sono le rappresentazioni di animali e fiori, ciascuno col proprio significato simbolico. Ad imitazione dell'antico, sopra una punta di diamante, in prossimità del portone di ingresso, è riprodotto in altorilievo al naturale con scrupolosa perfezione un ramarro, simbolo della prudenza.
Sotto al cornicione, sotto un'altra punta di diamante, pure in altorilievo è scolpita un'ape, simbolo del risparmio. Un'altra ape e un fiore augurale sono riprodotti sopra altre due punte di rivestimento. Un alone di mistero aleggia intorno al simbolo del ramarro. Infatti, come già detto nel libro La Posta a Piacenza: un cammino a fianco del cittadino, da me scritto in occasione della ristrutturazione del Palazzo conclusasi verso la fine di giugno, la leggenda diffusasi nella nostra terra, sostiene che quest'ultimo, aggrappato ad uno degli spuntoni del Palazzo, fosse reale. Non si tratterebbe dunque di una scultura di finissimo pregio, ma di un vero e proprio animale vivo, rimasto cementificato durante i lavori di ristrutturazione della facciata del Palazzo. Questo spiegherebbe il fatto per cui il ramarro è situato proprio nel punto in cui batte maggiormente il sole nella facciata. Sappiamo infatti che questi animali sono attratti dalla luce. Verità o superstizioni, certo è che queste curiosità, queste sculture simboliche, con tanto di leggende che percorrono il sottile legame che distanzia il reale dal surreale, non fanno altro che accrescere un interesse che va al di là del già immenso valore, insito nel Palazzo.

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Bouquet ortofrutticolo in omaggio ad Anna Maria Chiuri.

 

Le Verdissime.com
donano una carrozzina
all’Ospedale Giuseppe Verdi di Villanova

 

Grazie alle offerte del pubblico presente alla “Pièce drammatica - Verdi era di Gorizia” interpretata dal mezzosoprano Anna Maria Chiuri, dallo scrittore Paolo Colagrande ed dal pianista Fabrizio Cassi tenutasi il 9 dicembre scorso nella splendida cornice della Sala dei Depositanti, del Palazzo delle Poste di Piacenza, l’Associazione Verdissime.com in collaborazione con la Provincia di Piacenza donano all’Ospedale Giuseppe Verdi di Villanova una carrozzina. Si tratta della prima elargizione benefica nel rispetto degli scopi statutari dell’Associazione.
La consegna ha avuto luogo nel corso della mattina di lunedì 22 dicembre presso l’Ospedale alla presenza di Luciana Dallari e di alcune Verdissime.com: Giulia Bassi, Carla Rota, Cosetta Allegri insieme all’Assessore alla Cultura della Provincia di Piacenza Mario Magnelli.
La delegazione è stata ricevuta dal primario dell’Ospedale prof. Sergio Lotta che ha espresso grande soddisfazione per questo gesto di solidarietà nell’imminenza delle festività natalizie.
Le Verdissime.com hanno ringraziato i piacentini che hanno assistito alla pièce, il Laboratorio Ortopedico di Simona Viciguerra di Piacenza che ha contribuito alla donazione della carrozzina e il direttore delle Poste Giuseppe Mazzardo per aver concesso l’utilizzo del Palazzo di via S. Antonino per la manifestazione “Verdi era di Gorizia”.

OSPEDALE GIUSEPPE VERDI

Situato a Villanova sull'Arda, a pochi chilometri da Piacenza, sorge l'ospedale che il Maestro volle donare alla cittadina piacentina. I lavori si conclusero nel 1888. Oggi l'ospedale è affiancato da un moderno complesso sede di un centro di recupero per motulesi, tra i migliori in Italia.

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99

Una gara di solidarietà tra i numerosi artisti piacentini che si sono esibiti sul palcoscenico del Teatro Municipale ed il pubblico, nello spettacolo
Dedicato all’Abruzzo - Strada Piacenza 99 L’Aquila.
I 2.901 euro raccolti,  saranno devoluti al Conservatorio “Casella” di L’Aquila

 

E’ stata una vera a propria gara di solidarietà tra i numerosi artisti piacentini che si sono esibiti sul palcoscenico del Municipale ed il pubblico nello spettacolo “Dedicato all’Abruzzo” Strada Piacenza 99 L’Aquila. Una serata molto ricca che in nome di un sentimento di profonda vicinanza e affetto, nei confronti di quella terra colpita dal disastroso sisma,  ha visto avvicendarsi  musicisti classici e del jazz  cantanti lirici e attori; solisti, ensemble da camera ma anche gruppi quali Le Voci bianche del Coro Farnesiano, il Coro del Teatro Municipale ed il  Corpo bandistico “Amilcare Ponchielli”. 
Una intensa maratona durante la quale si sono avute anche significative testimonianze: tra le quali una riflessione della Pubblica assistenza della Croce Bianca piacentina impegnata subito dopo la prima terribile scossa del 6 aprile, un’altra di Monsignor Domenico Ponzini a nome del Vescovo S.E. Gianni Ambrosio. Infine Franca Pajola, dell’Associazione Verdissime.com, originaria di L’Aquila ha letto una toccante lettera di Bruno Carioti direttore del Conservatorio “Casella” di L’Aquila, a favore del quale andrà la cifra raccolta di 2.901 euro per il quale il Comune di Piacenza ringrazia il pubblico.
Numerosissimi protagonisti, 135 gli artisti, che con generosità  hanno prestato la loro arte  a nome di altrettanti realtà piacentine che a loro desiderano esprimere il loro ringraziamento: Provincia di Piacenza, Associazione Verdissime.com, Associazione Amici della Lirica, Tampa Lirica, Circolo Lirico Gianni Poggi, Società dei Concerti, Fondazione Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Piacenza Jazz Club, Festival blues “dal Mississipi al Po”- Cooperativa Fedro, Conservatorio di Musica Giuseppe Nicolini.

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Cari amici piacentini,
mi scuso con tutti voi per non essere presente e condividere questo momento ma, come
certo immaginerete, questi sono giorni pieni di impegni e le riunioni vengono convocate dai
responsabili delle istituzioni ad horas.
Il terribile terremoto che si è abbattuto su L’Aquila ha lasciato segni indelebili non solo sulle
case e sulle cose ma soprattutto dentro di noi. Il nostro Conservatorio ha resistito alle scosse ma
porta ben evidenti i segni del sisma e ci vorrà molto tempo prima che la comunità del Casella
possa tornare alla normalità. Purtroppo non saremo tutti: mancherà Susanna la cui giovane vita è
stata stroncata anzi tempo da un destino che è ancora troppo difficile da accettare.
In questi momenti è molto faticoso immaginare il proprio futuro. Ci si sente smarriti e
confusi di fronte alla enormità dei problemi che si parano davanti e che spesso ci appaiono
insormontabili. Sono talmente tanti che mi sembra addirittura inutile elencarli. E tanti sono anche
i problemi dei nostri studenti che in alcuni casi hanno perso in un colpo solo la casa, lo strumento,
i libri di musica, i libri di scuola qualche compagno di giochi, qualche parente.
Ma c’è una cosa che in questi momenti ci consente di ritrovare la forza per ricominciare
con testardaggine e determinazione a progettare il nostro domani e quello dei nostri allievi: sono i
gesti come il vostro, i gesti di persone sconosciute che sentono il bisogno di aiutare chi è in
difficoltà senza sapere chi sia, i gesti di persone che sentono il bisogno di porgere la mano a chi è
caduto e lo aiutano a rialzarsi senza chiedere nulla, i gesti di persone che si fanno carico della
nostra angoscia e la condividono.
Grazie, amici di Piacenza. Cento, mille, centomila volte grazie!!! Grazie non solo per il
denaro che riuscirete a raccogliere ‐ che in questo momento pure ci è indispensabile ‐ ma
soprattutto grazie per la vostra vicinanza che per noi è forse più importante del denaro stesso. La
vostra partecipazione è per noi uno straordinario stimolo a farci forza e a rimboccarci subito le
maniche per ricominciare. E’ un obbligo morale che sentiamo fortissimo nei confronti di coloro
che, come voi, ci stanno testimoniando la loro solidarietà ed è impegno che assumiamo di fronte a
voi.
Siamo certi che riusciremo a far sì che il Casella torni prestissimo ad essere quel punto di
riferimento della cultura musicale che ha rappresentato per L’Aquila negli anni della sua storia. E
questo sarà possibile anche grazie a voi e al vostro impegno.
Un carissimo saluto e scusatemi ancora per non essere con voi.


Bruno Carioti
Direttore del Conservatorio Alfredo Casella di L’Aquila

 

“novantanove”

Dicono che L’Aquila si è spostata di quindici centimetri. Non so se è vero. A me piuttosto è sembrato che la città si sia spostata di qualche metro e poi sia tornata indietro, di colpo. Come un campo di grano in balia di un vento inatteso e furioso.

Dicono che i morti sono 295.

Dicono che dal 16 gennaio c’erano già state altre scosse, molte.
Probabilmente non le abbiamo nemmeno sentite tutte.

Dicono che tutto tornerà come prima. E presto.

Dicono, dicono…

Adesso la nostra casa è un mucchio di mattoni i frantumi, macerie, tegole rotte, polvere.

Sono venuto a cercare un po’ di cose, non abbiamo più niente. E sono già molto fortunato, non ho dovuto scavare con la forza della disperazione per cercare persone care. Perché noi, il 6 di aprile erano già due notti che dormivamo in macchina. Sì, perché dal 30 marzo di scosse ce n’erano già state tante: i muri avevano cominciato a scricchiolare, la calce a cadere. Poi ti fissi su qualche crepa che non ricordi di avere già visto, ma ormai non ti fidi più di niente. E ho fatto bene.

Dicono che nel 1349 c’era già stato un terremoto forte, e gli aquilani la città avevano dovuto ricostruirla.

Dicono che nel 1703 c’è stato il terremoto più violento di tutti, L’Aquila venne rasa al suolo, seimila morti: e gli aquilani rimasti ricostruirono la città un’altra volta, più bella di prima.

Dicono che, nel 1860, qui all’Aquila è venuto addirittura Mazzini in persona. Da qui è partito il terzo ed ultimo dei moti rivoluzionari, quello che ha fatto l’unità d’Italia.

1349, 1703, 1860… 200 scosse, 6 aprile, ore 3 e 32, 5.8 gradi della scala Richter, 295 morti, migliaia di feriti, migliaia di case crollate…

Numeri, numeri, numeri…

Beh, noi aquilani ai numeri ci siamo affezionati. No, non a tutti i numeri, a uno in particolare: il novantanove.

Sì, perché la leggenda racconta che l’Aquila sia stata fondata da novantanove castelli. Un bel giorno, i signori di questi novantanove castelli decisero di unirsi e di formare una città, e ognuno volle avere la sua piazza, la sua chiesa e la sua fontana. Novantanove piazze, novantanove chiese, novantanove fontane.

E a ricordarci quanto sia importante questo numero nella nostra storia, c’è la Fontana delle novantanove cannelle, che poi sono dei piccoli tubi da cui esce l’acqua… Sì, proprio novantanove. Ogni cannella, un mascherone: uno diverso dall’altro, su una bella fontana rivestita di pietre di marmo bianche e rosate, messe come una scacchiera.

E poi, c’è la Torre Civica, anche lei ci ricorda quanto sia importante il numero novantanove: ogni sera, sul tardi, la sua campana batte novantanove rintocchi.

Per questo noi aquilani il novantanove ce l’abbiamo nel sangue. Ed io in particolare, il novantanove lo applico appena posso. Specialmente adesso.

Novantanove volte avrò pregato che non succedesse niente alla mia famiglia, che le persone che conosco si salvassero tutte.

Novantanove volte avrò sentito la terra tremare. Sì, lo so, quelli dei sismografi hanno detto che le scosse sono state molte di più, ma io ne ho sentite novantanove. E non voglio sentirne altre. Perché vorrebbe dire avere paura un’altra volta.
Perché ho avuto paura già troppe volte. Novantanove.

Novantanove volte ho pensato a quelli che non sono stati fortunati, che si sono addormentati la sera e la mattina… La mattina il giorno dopo non c’era più.

Novantanove volte ho maledetto il terremoto, e la sfortuna, e questa terra così capricciosa che ogni tanto si scrolla di dosso le case e la gente che ci abita. Così, come un cane che asciuga il pelo dalla pioggia.

Novantanove volte ho ringraziato: i volontari che ci hanno dato le coperte, i vestiti, che ci hanno ospitato nelle tende, ci danno da mangiare; i vigili del fuoco, la Protezione Civile, tutti quelli che ci hanno aiutato, che ci hanno fatto sentire meno persi, che in questi momenti si vaga come se la città fosse stata bombardata, senza punti di riferimento. Perché non ce ne sono più.

Novantanove volte ho pensato alla mia casa, a come era prima.

Novantanove volte ho chiuso gli occhi, e ho rivisto l’Aquila prima di tutto questo, la gente per le strade, il mercato in Piazza Duomo. Novantanove volte li ho riaperti e ho visto solo rovine, e ho sentito il rumore delle ruspe più forte di tutti gli altri. Più forte della gente gridare, chiamare qualcuno che non risponde.

Novantanove volte ho ripensato ai funerali.

Novantanove volte ho detto alla mia famiglia: ”Andrà tutto bene, che la salute è la prima cosa, che le case son solo mattoni, si rimettono in piedi”.

Novantanove volte mi sono sentito la morte nel cuore.

Novantanove volte ho abbracciato mia moglie e i miei figli, e li ho baciati anche di più.

Novantanove volte ho pensato a noi aquilani, alla nostra storia. Che tutte le volte che qualcosa ci è stato tolto, ce lo siamo ripreso.

Novantanove volte ho detto: ”Ce la faremo”. E dovremo dirlo ancora molte volte, molte di più.

Ma ce la faremo.

Maurizio Caldini

 

 

Piacenza, 23 aprile 2009

 

In occasione dello spettacolo di solidarietà a favore della ricostruzione del Conservatorio Musicale “Casella” de L’Aquila, invio a tutti i presenti il mio cordiale saluto e ringraziamento per l’invito.
Tutti siamo rimasti sconvolti dalle drammatiche e dolorose notizie provenienti da quei luoghi ricchi di bellezze artistiche e naturali.
Il nostro impegno, anche attraverso questa benefica iniziativa, consiste nel dimostrare attenzione ai bisogni di vario genere provenienti dalle martoriate popolazioni.
Volentieri, tramite Mons. Domenico Ponzini, che mi rappresenta, aderisco alla iniziativa e ringrazio tutti coloro che contribuiranno alla buona riuscita della serata.

A tutti porgo deferenti e cordiali saluti.

Gianni Ambrosio, vescovo

 

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Alcune Verdissime.com all’Asilo “Giuseppe Verdi” di Cortemaggiore - 17 dicembre 2009

 

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Lo spettacolo “E’ Sogno o realtà?” è stato organizzato all’Arena del Sole, dall’Associazione Verdissime.com con il Comune di Roccabianca. Interpreti soli uomini in occasione della Festa della donna.

L’Associazione Verdissime.com che operano tra Parma e Piacenza hanno ideato uno spettacolo, interpretato da soli uomini, per omaggiare tutte le donne alle quali hanno dato appuntamento all’Arena del Sole di Roccabianca lo scorso 7 marzo in occasione della loro Festa. Per loro in scena lo spettacolo che è un tributo a Giuseppina Strepponi e aveva per titolo “E’ sogno o realtà…..?”.
Tra musica e letteratura lo spettacolo ha valorizzato i luoghi storici e i personaggi illustri di Roccabianca: la stanza di Griselda nell’omonima Rocca, l’Arena del Sole, il teatro di Roccabianca, che racchiude 9 delle statue del Monumento a Verdi distrutto quasi completamente da un bombardamento aereo nel 1944, ed infine Giovannino Guareschi.
Le virtù di Griselda sono state evocate dalla lettura boccaccesca che ha fatto l’attore Filippo Plancher insieme ad un recital verdiano di soli uomini -il basso Riccardo Zanellato, il baritono Luca Grassi ed il pianista Lorenzo Fornaciari- comprendente arie e duetti, scelti tra quelli che rivelano con maggior forza i sentimenti e i drammi di questi eroi protagonisti delle opere (Attila, Macbeth, Simon Boccanegra, Falstaff) che parlano di amore, gelosia, vendetta ma anche della vita che fugge e di sogni che si avverano.
Un condensato di passioni e di romantici contrasti come sono i volti delle statue che in teatro guardano la platea fronteggiandosi. Tra un brano e l’altro il commento in prosa o in versi affidato all’attore Filippo Plancher che alla fine, fuori dal dramma: “Verdi ci ha detto” un testo arguto quanto divertente di Giovannino Guareschi; si tratta di una intervista immaginaria al musicista pubblicata sul Candido nel 1951 cinquantesimo anniversario della morte. Per la gentile concessione del testo, le Verdissime.com ringraziano Alberto e Carlotta Guareschi. Il concerto è stato presentato al pubblico da Ilaria Notari (Azucena, Il Trovatore), nota giornalista di Teleducato Parma.
Secondo gli scopi statutari dell’Associazione Verdissime.com che opera con intenti filantropici e di beneficenza, ha voluto devolvere il ricavato dello spettacolo che è stato di 1.300,00 euro all’A.N.D.O.S. (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) di Parma, somma che è stata consegnata al Vice presidente Alice Zanacca all’interno della suggestiva cornice della stanza di Griselda. Per l’occasione il proprietario Mario Scaltriti ha raccontato la storia della “Sua” Rocca, mentre la studiosa Alessandra Mordacci ha illustrato i particolari degli affreschi. Come segno di un legame duraturo tra le Verdissime.com ed il Comune di Roccabianca per la minifestazione della Festa della donna, è stato piantato un ‘nespolo’ in ricordo del simbolo araldico ricorrente tra gli affreschi

 

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Vivo successo per il concerto Si può morir d’amor…..
organizzato dalle Verdissime.com al Cortile di Palazzo
Farnese. Raccolti circa 2.000 euro a favore del restauro dell’organo della Chiesa dei Teatini,   finalità accolta con favore da Riccardo Muti che ha fatto pervenire alle
Verdissime.com una lettera.

L’alta qualità delle interpretazioni e l’entusiasmo del folto pubblico che dopo aver esaurito le poltrone è rimasto in piedi o si è seduto sui gradini di Palazzo Farnese, hanno decretato il successo del concerto “Si può morir d’amor” organizzato, nell’ambito delle manifestazioni estive del Comune di Piacenza, dalleVerdissime.com insieme alla Ditta Cavazzi Refrigerazione di Pontenure  che festeggiava il suo 50esimo di attività. Protagonista della serata è stato un quartetto vocale impeccabile che ha esibito importanti qualità tecniche ma anche una modalità di porgere la musica in modo profondo ed espressivo. Accompagnati dal pianista Lorenzo Fornaciari, si sono esibiti: il soprano Olga Zhuravel, il tenore Roberto De Biasio, il mezzosoprano Anna Maria Chiuri ed il basso-baritono Simone Alberghini.
Tema di fondo: la passione d’amore nelle sua svariate sfaccettature attraverso pagine di memorabili di Verdi, Donizetti, Puccini e Bizet. Da Una furtiva lagrima dall’Elisir d’amorea Verdi Quando le sere al palcido dalla Luisa Miller, quindi Bizet L’amour est un oiseau ribelle da Carmen e Puccini Sola, perduta ed abbandonata dalla Manon Lescaut, da Saint-Saëns Mon choeur s’ouvre à ta voix da Samson et  Dalila  a Mozart Là ci darem la mano dal Don Giovanni.
A volte, al canto soprattutto per i duetti, hanno aggiunto una efficace gestualità per sottolinearne i momenti salienti.    
Levento artistico, come è stato annunciato, si è legato alla speciale finalità benefica, dato che il ricavato della serata, circa 2.000 euro  per 213 sottoscrittori,  è andato  favore del restauro del prezioso organo realizzato dalla fabbrica Adeodato Bossi Urbani di Bergamo nel 1876, collocato nella crociera laterale di sinistra dell’insigne Chiesa dei Teatini recentemente diventata Auditorium. Quanto è stato raccolto va ad aggiungersi ad altre due somme da parte sia di Cavazzi Refrigerazione (10mila euro) che di Upa Federimpresa (3mila euro).
La finalità è stata accolta con favore da Riccardo Muti che ha fatto pervenire alle Verdissime.com uno scritto che attesta  una viva solidarietà alla causa di recupero del prezioso strumento. Ecco le sue parole: 
“Dopo il meraviglioso lavoro di restauro della Chiesa dei Teatini, luogo di grande bellezza e suggestione restituito ai piacentini e al mondo, l’idea di recuperare l’organo della stessa chiesa va lodata e sostenuta ampiamente. La Chiesa dei Teatini fu inondata dai suoni di quello strumento ed ora che la sala accoglie, oltre ad altre manifestazioni, anche i suoni dell’Orchestra Giovanile Cherubini, è giusto che ritorni ad essere parte vitale ed integrante di quel meraviglioso luogo. E’ un dovere per la Cultura, per l’Arte e per la Città di Piacenza”.
Per chi volesse sarà possibile per tutti i piacentini dare un proprio contributo che sarà versato in due conti correnti intestati alla Società UPA Federimpresa “restauro organo Teatini” presso la Banca di Piacenza (Agenzia n. 11 - IBAN IT11T0515612611CC0520000616) e la Cariparma Crédit Agricole di Piacenza (Sede centrale - IBAN IT38M0623012601000031389227).

 

Ravenna, 30 giugno 2010

Dopo il meraviglioso lavoro di restauro della Chiesa dei Teatini, luogo di grande bellezza e suggestione restituito ai piacentini e al mondo, l’idea di recuperare l’organo della stessa chiesa va lodata e sostenuta ampiamente.
La Chiesa dei Teatini fu inondata dai suoni di quello strumento ed ora che la sala accoglie, oltre ad altre manifestazioni, anche i suoni dell’Orchestra Giovanile Cherubini, è giusto che ritorni ad essere parte vitale ed integrante di quel meraviglioso luogo.
E’ un dovere per la Cultura, per l’Arte e per la Città di Piacenza.

RICCARDO MUTI

 

invito

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