Il bicentenario
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OVER A ROCCABIANCA ARTURO CONTRO CLEOFONTE

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Italo Clerici e Toscanini
“Lettera Aperta” che Italo scriveva nell’ottobre del 1951 al Maestro Toscanini

Perdoni, Maestro, se io, modesto attore dialettale, capocomico di ancor una più modesta compagnia di fama poco più che provinciale, oso rivolgermi a Lei, Maestro di chiara fama mondiale, per chiederLe alcune delucidazioni che mai nessuno ha saputo darmi con precisione, lasciando il turbamento nel mio spirito anelante soltanto la verità.
L’attaccamento a questa nostra Città, che ci ha dato i natali, mi ha fatto ardito, ma ancor più il pensiero di avere a che fare con un gentiluomo mi fa sperare che questo “dialogo” non diventi un “monologo” senza alcune risposta.
Ero ancora un bambino che già sentivo parlare di Lei; frequentavo le elementari che già udivo il Suo nome correre sulla bocca di tutti, che concordemente classificavano Lei uno dei maggiori direttori d’orchestra. Risalgo col pensiero alla lontana, ma indimenticabile Esposizione del 1913, in occasione del Centenario Verdiano e, come ho scolpito i bei teatrini raffiguranti tutte le opere di Verdi, i vestiti del tenore Italo Campanini, un gruppo di pupazzi riproducenti un concertino (credo del 600), ricordo benissimo che mentre il Maestro Cleofonte Campanini dirigeva la stagione lirica al Regio Lei dirigeva una stagione similare a Busseto. Ciò arrecò molto dispiacere a quanti La avrebbero voluta a Parma in detta occasione: ma si afferma che la Sua mancata venuta non dipese dalla Sua volontà, anzi sia stata contro la Sua volontà, e addebitabile a equivoci, ovvero a errore dell’amministrazione parmense del tempo, la quale diede spiegazione di detto fatto, da ogni parte lamentato.
Bambino non ho osato chiarire: ma oggi fatto uomo tento di fare luce onde fugare quel pensiero che mi ha sempre assillato non avendo mai trovato una risposta convincente alla domanda che Le faccio.
Perché, o Maestro, è andato a Busseto e non a Parma? Quali furono le cause che determinano tale fatto?
Da allora io L’ho sempre seguito e con intima soddisfazione ho goduto dei Suoi trionfali successi, siano essi stati italiani, europei, mondiali. La Sua fama percorreva i continenti ed il Suo nome, che tanto onorava Parma, non trovava che una definizione: Toscanini è il più grande direttore d’orchestra contemporaneo!
Ho seguito i trionfi americani, ho visto la Sua immagine riprodotta su mille illustrazioni, ho letto centinaia di critiche, tutte favorevoli e tutte concordanti in un unico grande elogio. Ciò acuiva sempre più il mio desiderio di udirLa, di conoscerla personalmente, di sentirLa parlare, sia a pure rispettosa distanza, ma, vuoi per ragioni finanziarie, vuoi per il caso, mai e poi mai ho potuto appagare questo desiderio che mi assilla dalla lontana infanzia.
Ricordo l’insulto di Bologna, l’esilio statunitense, il ritorno in patria, la conciliazione con gli italiani che culminò con l’indimenticabile concerto di Milano (udito per radio) e partecipai spiritualmente al subisso di applausi che i milanesi, a nome di tutti, Le tributarono; infine l’ho vista dirigere un concerto…ma in un cortometraggio. So dov’è la Sua casa nativa, so pure che vi è una strada, un bellissimo viale del Lungoparma prospicente il nostro glorioso Conservatorio, viale a Lei intitolato.
E consideri che i suoi concittadini glielo intitolarono proprio al tempo del regime fascista, sempre da Lei osteggiato. Sappiamo anche che Lei ha rifiutato l’alto onore senatoriale: ma permane il dubbio atroce che Ella non abbia per la sua città natale quell’attaccamento che è una delle caratteristiche di noi parmigiani del sasso…
Questo anche perché quando Ella passa dalla Sua città, si dice che faccia abbassare le tendine…
Si assicura che Ella, se fosse andata questa estate a Busseto, aveva già promesso che sarebbe venuto a dirigere uno o due concerti pure a Parma: e se la cosa sarà da Lei confermata ci riempirà di gioia anche se per circostanze imprevedute è stato poi obbligata a rimandare di dirigere a Milano, Busseto e Parma.
Il compianto maestro Delcampo ha poi riferito di aver saputo da lei che non dirige volentieri a Parma, per la grande commozione che la prende quando si trova fra noi, nel nostro Regio, e sente palpitare l’anima del popolo parmense attorno al suo grande cuore di sommo artista: anche ciò se ci fosse da lei confermato, ci riempirebbe di gioia!
Ma sino a che questi chiarimenti non vengono, permane il dubbio atroce che Ella non apprezzi l’orgoglio che sente per Lei questa sua città, piccola ma a nessuna seconda per l’amore alla musica e per il culto dei suoi grandi: e Lei, dopo Verdi, è il più grande parmigiano del glorioso ottocento.
Voglia chiarire l’equivoco, Maestro, voglia credere che se i nostri antenati Le hanno usato (come suppongo) qualche sgarberia, noi, relativamente giovani, non abbiamo nessuna colpa, ma abbiamo soltanto per Lei una smisurata simpatia. Affermando questo, credo di interpretare il pensiero di tutta Parma; quella Parma che per merito dei suoi figli ha la fama di “Città canora” e dalla quale Lei ha attinto quella fiamma e quegli impeti che Le ardono in petto e che Lei trasforma in canti soavi che fanno fremere tutto il mondo, ma maggiormente noi, che siamo stati creati con la stessa creta, per quanto di qualità più scadente.
Viva Parma! Viva Verdi!
Suo umilissimo concittadino
Italo Clerici

Abbiamo buona testimonianza che anche a seguito di questa lettera così appassionata, l’Eccelso, ma sempre scorbutico, Maestro si sia di più ravvicinato alla sua Parma, consentendo anche ai suoi eredi di farla più famosa col museo dei suoi cimeli nella casa natale di via Tanzi.

Corale Verdi, Parma – 4 aprile 2017 -  “Arturo contro Cleofonte” a cura di Carla Moreni

 

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